50 sfumature di grigio

50 SFUMATURE DI GRIGIO

POKER DI SENTIERI INTORNO AI MONTI LECCHESI – GENNAIO 2025

Quando ho visto la Madonna.
La Vergella avrebbe dovuto farmi cambiare strada.
Invece me ne ha aperta un'altra.

Da quel primo errore era nata una nuova dipendenza: il ferro.
Catene.
Rocce.
Sentieri attrezzati.

Così decisi che uno non sarebbe bastato.
Ne volevo concatenare tre.

Poi arrivò il GER.
E lì smise di essere una storia sulle catene.

Fu la prima volta in cui capii che la paura non sempre va combattuta.
A volte basta non darle da mangiare.

Prima o poi è lei che si stanca.

Un venerdì 17 di gennaio decisi di avventurarmi non in un sentiero attrezzato, ma in un poker di sentieri. Tre sentieri attrezzati, tre vette e un sentiero di discesa.
“L’errore Vergella” avrebbe dovuto farmi cambiare strada.
Ha ottenuto l’effetto contrario.

Eh sì, in quel primo giro meraviglioso ho sbagliato sentiero e mi sono trovata davanti alla paretina della Vergella. L’ho risalita con rispetto e quasi senza paura ed è stata un’emozione che faccio fatica a descrivere a parole, ancora oggi. Tutto questo l’ultimo dell’anno. 2024.

La Vergella è stata la colpevole se i sentieri attrezzati mi hanno dato alla testa. Adesso non voglio altro e mi si è aperto un mondo! Me lo ha confermato anche Ozzy Osbourne all’orecchio nell’esatto momento in cui mi ero tirata su dalla Vergella.
Con euforia.

Mi sono fatta una promessa.
Voglio conoscere il ferro.

Mi è piaciuto talmente tanto il primo incontro con il Monte San Martino e la Corna di Medale che ci voglio tornare. E questa volta voglio provare uno dei sentieri di cui vedo foto fantastiche con panorami unici sul lago. 
Poi mi ci ritrovo a fantasticare: Voglio provare il sentiero dei Pizzetti per poi salire nuovamente sulla vetta del Monte San Martino. Poi comunque c’è il Corno Regismondo. E lì c’è un altro sentiero attrezzato.
Ho sentito parlare anche di una ferratina dismessa. Chissà che panorama, un gradino più in alto rispetto al Monte San Martino.

Siamo a quota due sentieri attrezzati. Cosa faccio dopo? Da dove scendo?
Aspetta, già che ci siamo, potrei andare a conoscere il sentiero GER, attrezzato pure lui nei pressi di una grotta con una madonnina. Se aggiungo anche questo arriverò sul Coltignone allora.
Sai che bella idea?

Tre sentieri dove il ferro sembra crescere dalla roccia. Tre vette in un luogo privilegiato di Lecco dove il panorama sulla città, sul lago di Como e sulle montagne circostanti fa da padrone. Sarò capace di far tutto ciò in un giorno? Non sono minimamente abituata.
Infine c’è da inventarsi la discesa. E come? Non voglio ridiscendere il sentiero GER, farlo in salita sarà impegnativo, ma in discesa? Non è un po’ troppo?

Studio la situazione e identifico che una possibilità di tornare alla frazione di Rancio, dove ho la macchina, esiste. La Val Calolden.
Come sarà questa Val Calolden? Spero non troppo difficile.

E fu così che, signore e signori, bambine e bambini, mi sono data al bondage! Meglio, al catenage.
Con tutte le sfumature di ferro che esistono. E loro, le catene, sono le protagoniste.

Mi avvio verso il sentiero Piero Pensa ai Pizzetti.
Ho delle aspettative elevate per questo percorso e non verrò, infatti, delusa. Lo vedo come un luna park.
Mi sembra di essere al parco giochi in un susseguirsi di passaggi ingaggiosi e scorci meravigliosi. L’aspetto che più mi ha soddisfatta è che non li ho trovati particolarmente difficili, anzi. Sono capace di superarli. E ne sono veramente felice.
Allo stesso modo ero consapevole dell’esposizione in alcuni punti e dell’attenzione che ho dovuto fare. Ne ricordo uno, forse il più panoramico di tutto il percorso. Esposto, quasi a picco sulla strada vecchia laggiù e sul lago. 

Armata di caschetto continuo a risalire le rocce. Noto anche una montagna di fronte a me (o alle spalle) che mi incute una sensazione che non riesco a spiegare bene, ma questa benedetta sensazione la conoscerò e approfondirò solo più avanti. 
Sì, il Monte Moregallo.

Mi ritrovo davanti a questo mondo a parte che è il Moregallo, in particolare ho la parete Est, repulsiva e verticale proprio davanti ai miei occhi. Indago se ci sarà un sentiero anche da questo versante, ma dico subito: figurati! Non ci sono mai stata su questa montagna, tuttavia so che ci sono sentieri nel versante sud. Si vede proprio che non ci sarà niente da questa parte. Sarebbe da pazzi. Non è possibile e si vede subito, chiaro e tondo.
Ehm…

Continuo a divertirmi nelle giostre dei Pizzetti, dove ho appreso che usare le mani e piedi, “arrampicare”, sebbene con l’ausilio di oggetti in ferro, mi piace. Caspita, la montagna è così bella e non lo sapevo.
Chissà cosa provano quelli che arrampicano veramente su pareti strapiombanti? Loro sono carichi di ferraglia, io invece rimango leggera.

Il gioco prima o poi finisce e mi ritrovo sotto al Rifugio Piazza dove prendo un attimo di tempo per un piccolo pit stop alla fontanella Carlo Mauri. Mi disseto e continuo la salita verso il Monte San Martino dove ero già stata recentemente. 
Che meraviglia! La vetta e il crocione di questa montagna sono magnifici. Mi sono letteralmente invaghita dal panorama che è uno dei più belli che ho visto nella mia vita. Fino a questo momento.

Dopo aver avvistato e cercato di scattare delle foto inutilmente a un camoscio che voleva giocare a nascondino con me, arriva il momento di prendere la direzione del Corno Regismondo e qui inizio a sentire la stanchezza.
A tratti penso: Vera, ma perché insistere? Torna indietro, non hai l’allenamento adeguato per fare questi concatenamenti.
Sì, dillo alla Vera curiosa che vuole sempre di più.
In effetti si è instaurata una lotta tra di loro.

Leggermente provata dallo sforzo, ma molto felice, raggiungo la cima del Corno Regismondo, dove ho una madonnina ad attendermi. Grazie alla Vera testarda!
Che dire, una vetta messa veramente bene, pulita. Le catene per arrivarci erano nuove di zecca. Ho saputo del gruppo di amanti di questo monte che ne cura i sentieri con dedizione, i Beck.
Fantastico!

Torniamo un attimino indietro, prima della parte finale del sentiero attrezzato. Mi fermo ad ammirare la ferratina del Regismondo che, in teoria, dovrebbe essere chiusa in quanto pericolante (anche se non ho trovato nessun avviso in loco).
Capisco che le ferrate, che non ho mai considerato, io le voglio provare e inizio a pensare che forse sono alla mia portata. Sono curiosa di vedere con gli occhi quello che avevo letto su questa mini ferrata. Una parete con qualche catena (staccata in basso) e un paio di pioli che offre un percorso più diretto in vetta. 
Comunque, mi affascina, perché alcuni l’hanno percorsa anche in questo stato. Naturalmente la lascio perdere. E qui si è pronunciata la Vera di allora.

Dopo il Corno Regismondo, che offre una vista tanto bella quanto quella del Monte San Martino, se non di più, ritorno sui miei passi. Scendo dal sentiero attrezzato e avanzo verso il Medale dove imbocco il sentiero 59, detto anche GER. Questo sentiero corre lungo un terreno a tratti molto impervio, faticoso e conduce al Monte Coltignone. 
Il punto chiave è rappresentato da una parete rocciosa con un anfratto simile a una grotta, presidiato da una madonnina e dalla parete stessa che segue a destra piuttosto verticale e attrezzata con delle catene.

Dal sentiero GER in poi la giornata da parco giochi cambia registro.

Avrei assaggiato a breve cosa significa essere in un terreno impervio e franoso, un po’ selvaggio e bisognoso di manutenzione. Mi prendo delle frustrate sulle gambe dai rami secchi che invadono il sentiero, una traccia a volte stretta. Mi scontro con una pendenza che si fa sempre più forte. Mi scontro anche con il cellulare: il GPS smette di prendere e la mappa sparisce dallo schermo.

Perché succede, come mai non prende? Adesso non riesco a capire bene dove andare. I bolli non sono tanti, sono pure sbiaditi. Dove vado?

La pendenza si fa sentire.
C’è un susseguirsi di pareti rocciose sopra di me che non lasciano vedere una direzione facilmente. Anzi, sembra che chiudano tutto. Sono arrivata a un punto cieco? E se sbaglio e finisco in un tratto dove vado nei guai?
Cavolo, almeno prendesse il GPS, cos’è che non va?

Proprio in questi momenti entro nell’anticamera del panico. 
Lo sento che sta per affiorare alla superficie. No good. Sento quella sensazione di nervoso crescente e dello stomaco che stringe.
Tutto questo succede con l’aggiunta di un fattore di grande importanza. Il buio.

Sta diventando buio. La luce è sempre più debole. Io sono vicina alla città di Lecco e allo stesso tempo sono fuori dal mondo.
Vera, non entrare in panico, per favore non farlo. NON FARLO.

Ma non vedevo soluzioni, iniziavo a spaventarmi.

La madonnina. Ma non ci doveva essere una madonnina in una grotta da qualche parte? Perché non la vedo? Avrei dovuto vederla e, invece, no. Qua si chiude tutto e basta.
Non capisco nemmeno bene dove andare.

In questo limbo ci sono dei pensieri che vengono a galla. 

I primi sono i soliti:
Chi te l’ha fatto fare?!
Arrangiati, passerai la notte al freddo.

Adesso è troppo tardi per pentirsene. 
Infatti chi l’ha detto che bisogna pentirsene?
Quella è la voce della paura, del panico. Quella che non ti lascia ragionare e ti toglie le forze per andare avanti.

A un certo punto mi affiorano i secondi pensieri:
Cosa guadagni tutta impaurita?
Sei in un luogo impervio scelto da te.
Adesso senti paura. Non dargli peso, tanto lei non se ne va.
Pensa oggettivamente a quello che puoi fare, senza timori.

Infine fanno la loro comparsa i terzi pensieri, quelli che avrei voluto sentire da qualcuno che immaginavo mi rasserenassi:
Diventa buio. Vero. Tuttavia non è la prima volta che sei al buio.
Il terreno affrontato questa volta è impervio e questa è la novità. Embé? È impossibile andare avanti?
Vai avanti, se torni indietro lo farai con molta calma, tanto, buio o non buio hai la frontale apposta con te.
Con tutta la calma del mondo.
Non ti corre dietro nessuno.

E, infine, la stoccata finale:
Cosa hai da perdere in questo posto selvaggio?
Sei d’accordo con me che laggiù in città è dove sei più in pericolo, alla fine?

Laggiù ci sono le persone, ci sono persone che ti hanno fatto del male, situazioni che stai ancora vivendo.
Può succedere qualcosa di peggio qui nella natura? Un mondo ostile dove in realtà regna la pace?
Osserva quello che senti.
Mi darai ragione.

Non so quale Vera parlasse, o quale entità attraverso di me. Ho capito tutto quello che c’era da capire. Sono andata avanti e poco dopo ho visto la madonna! 

«LA MADONNA!»

«La madonna c’è, la madonna c’è!» Proprio alla Guido Meda.

Ora ero più felice che mai. Nel posto giusto, con l’amica giusta.
Quella piccola statua solitaria che mi dà la conferma di essere nel posto giusto.
Ho capito che il panico va accolto, ma senza passargli il timone della nave.

Sono talmente felice che divento euforica.
Prendo la frontale, tanto, è più che ora. L’accendo e in quel punto nascosto scatto delle foto, sorrido, mi sento “a casa”. Ben venga il buio. Guardo con attenzione la parete dopo la piccola pausa “euforia time” e penso: Però… è una bella paretina, questa.
La illumino e la risalgo con calma. Mi accorgo che la prima catena non è più ancorata in basso, quindi diventa tanto lasca. Pazienza, salgo lo stesso.

Arrivo sulla cima del Coltignone e sento freddo. Ammiro il panorama della “Lecco by night“. E pensare che mi ero prefissata di arrivare sul Coltignone prima del tramonto. Dopo una pausa ne devo fare quasi subito un’altra, poco dopo l’inizio della discesa verso i Piani Resinelli, ora deserti, per cercare poi l’ingresso della Val Calolden. Questo perché ci sarà un altro elemento che non mi aspettavo di incontrare più di tanto, anche se siamo a gennaio.
C’è un tratto del sentiero che scende ai Resinelli coperto dalla neve. Non dura molto, ma sono obbligata a calzare i ramponcini con la neve ghiacciata.

All’imbocco della Val Calolden non avrei immaginato che questa fosse una valle poco frequentata. Con tutti i bivi che ci sono ho visto solo un cartello di legno con un’indicazione. Santo cellulare che con la mappa mi indica la strada, anche se a volte perde il segnale GPS. È tempo di iniziare a farci l’abitudine con l’orientamento. Devo imparare. È imperativo. Non mi potrò mai fidare di un cellulare al 100%. Nemmeno al 50%.
Questa è stata la prima volta in cui ho fatto un bell’assaggio di cosa significhi non avere il controllo del percorso. Intanto seguivo qualche ometto che vedevo ogni tanto, cercavo di identificare il sentiero in mezzo al buio e al torrente.

Durante questa discesa che mi è sembrata infinita nel bosco, tra un torrente e tanti sassi, faccio la brava e “pedalo”. Il dislivello bisogna pur farlo, no? A un certo punto ero più tranquilla e mi sono infilata le cuffie nelle orecchie per sentire la musica.
Nel frattempo mi ritrovo a parlare da sola e a bestemmiare contro la pubblicità insistente di YouTube.
Chissà cosa avranno pensato gli animali in giro per il bosco?

Arrivo a Laorca e proseguo verso Rancio, dove finisce quest’avventura che, in questo giorno meraviglioso, mi ha insegnato tanto e mi ha messa alla prova, sempre con una passione genuina per la montagna.
Dopo questa giornata di 50 sfumature di grigio mi sono resa veramente conto che avevo spianato la strada alle ferrate. Sì, sarebbero diventate il prossimo passo. E pensare che non mi sarei sognata di poter avventurarmi in un sentiero attrezzato, figuriamoci in una ferrata.

La vita è strana. A volte brutta, a volte bella.
Quando è bella è veramente bella.
Le ferrate ormai erano soltanto questione di tempo.
Il danno è fatto.

Il giorno dopo mi svegliai chiedendomi se fosse successo davvero.
Ozzy Osbourne mi guardò.
E mi disse di sì.

Postumi

Dove
Gruppo delle Grigne – Prealpi Lombarde
Linea seguita
Lecco (Rancio) – Sentiero attrezzato Piero Pensa ai Pizzetti – Monte San Martino – Sentiero attrezzato per la Vetta S. Vittore (Corno Regismondo) – Sentiero attrezzato GER – Monte Coltignone – Val Calolden – Lecco (Rancio)
Dislivello +
Intorno ai 1400 m
Sviluppo
Circa 15 km
Durata
11 ore di bondage
Stato fisico
Non male
Stato mentale
Sono al parco giochi! Yupi!!!
Ho visto la Madonna!
Modalità
In solitaria
Compagni
Catene
Qualche camoscio
La madonnina al Corno Regismondo (Vetta S. Vittore)
La madonnina al GER che mi ha svoltato la giornata
I ramponcini usati per 10 minuti
Gli animaletti (invisibili) della Val Calolden

VerA
Impervia

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