OUTSIDER
Vera Caneta
Mi chiamo Vera.
Scrivo per non smettere di attraversare l’ignoto.
Cammino in montagna da sola perché è il modo più onesto che conosco per incontrarmi.
Non per isolarmi. Per ascoltare meglio.
Non sono un’atleta.
Non sono cresciuta tra le montagne.
Le ho scoperte più tardi, quasi per caso. E poi le ho scelte.
All’inizio le frequentavo come tanti: escursioni semplici e sentieri segnati. Mai da sola.
Poi, negli ultimi anni — in un periodo personale difficile — qualcosa si è spostato dentro di me.
La montagna ha smesso di essere uno sfondo ed è diventata uno spazio di libertà.
Non una fuga. Una ribellione silenziosa.
Lo dovevo a me stessa.
Sono un’esploratrice autodidatta.
Chiedo preziosi consigli a chi ha più esperienza.
Indago, studio, ascolto, decido. Poi vado.
Scelgo le montagne sulle mappe di sentieristica come altri scelgono appuntamenti.
Un Tinder montanaro.
Le osservo, mi informo, mi invaghisco.
L’attesa del piacere è già avventura.
Mi attraggono le zone selvagge, le creste emozionanti, i tratti senza traccia.
E le prime volte, quasi sempre.
Ma soprattutto mi attraggono le domande.
Quelle montagne che non riesco a togliermi dalla testa.
Quelle linee che continuano a tornare.
Che diventano studio, mappe, fotografie e immaginazione.
Finché non vado a vedere.
Cammino anche di notte.
Quando i riferimenti spariscono e l’occhio deve restare vigile.
Non entro facilmente in panico.
E quando mi chiedono se ho paura ad andare sola, anche al buio, rispondo che è proprio sui monti che mi sento meno in pericolo.
La montagna è mutevole. Il meteo pure.
Sicurezza necessaria, ma la certezza non esiste.
Il rischio non si spettacolarizza: si interpreta.
Outsider per vocazione.
Più curiosa che coraggiosa.
La difficoltà non è mai stata il punto.
La curiosità sì.
Ho una formazione creativa tra musica e design di moda.
Forse è per questo che in montagna non cerco la prestazione ma la forma, la linea, la scoperta.
Da designer, il mio sguardo è abituato a osservare il lavoro della più grande progettista che esista: la natura.
Scrivo racconti lunghi in un’era da social.
Non per eccesso. Per rispetto.
La montagna non è un contenuto da consumo rapido.
Chi cammina con me lo fa fino in fondo.
Qualcuno mi ha chiamata “Indiana Jones dei poveri”.
Io aggiungo: con senso critico.
Per molto tempo ho pensato che fosse la montagna ad attirarmi.
Oggi credo che la verità sia un’altra.
È la curiosità.
Non sono una persona che cerca il rischio.
Sono una persona che non riesce a smettere di fare domande alle montagne.
E continuo a salire.
In meno di due anni ho attraversato più dislivello emotivo e fisico che nel decennio precedente.

