Appesa al temporale

APPESA AL TEMPORALE

DUE FERRATE AL MONTE RESEGONE – APRILE 2025

Non cercavo un limite.
Mi ha trovata lui.
Il temporale non doveva arrivare così presto.
Avevo cambiato programma proprio per evitarlo.

A metà ferrata ho capito che non decidevo più io.

Appesa alla roccia, aspettavo solo che passasse.
Quando il cielo si è riaperto, avrei potuto scendere.

Invece ho ricominciato a salire.
temporale montagna Monte Resegone


Occhi.
Tante paia di occhi che mi fissano nel buio.
Mi viene da sorridere, perché sembra una scena da cartone animato. Man mano che risalgo i prati di Pian Serrada, dove mi trovo ora (per la seconda volta in questo giorno), vedo tanti occhietti che si spostano in silenzio. Ogni volta che illumino con la frontale cambiano posizione. Arretrano. Menomale, penso io. Anche se mi diverto non poco a presenziare e a far parte di questa scena insolita.

Altro che uscita in solitaria: ormai, alle 21:30, mi sembra di essere in diretta al Grande Fratello, in pieno Resegone. Non credo siano capre, c’è assoluto silenzio. Saranno camosci, forse. Non lo saprò mai. Ho diritto a questo attimo di distrazione prima di imboccare la discesa della “morte nera”, come mi piace chiamare il sentiero 1.
Beh, il nero c’è. Un’agonia infinita a tutti i livelli, soprattutto mentale. Dopo tutta l’esperienza e le emozioni che ho vissuto in questa intensa giornata, mi attende la discesa infinita, bagnata, dove il dolore alle ginocchia e ai piedi inizia a mordere. A tratti diventa lancinante. Sono veramente stanca, ora.

Ma partiamo dall’inizio. Dopo la ferrata del Medale e la Venticinquennale ai Corni di Canzo, voglio conoscere la De Franco al “Resegun”. Mi pare una sequenza logica. Nel frattempo, perché non tentare anche la ferrata del Centenario? Ho voglia di capire se sarei capace di fare un concatenamento. Cerco la mano, ma in fondo voglio tutto il braccio. Perché no?

Il concatenamento, alla fine, l’ho fatto… ma al contrario!
Cosa?!

Parto in mattinata, ma non presto come avrei voluto. Monitoro le previsioni meteo ancora una volta: c’è un possibile temporale che potrebbe transitare tra le 16:30 e le 18:00. Avendo osservato il Resegone da lontano nei giorni scorsi, ho notato che le belle e calde giornate erano puntualmente interrotte da un temporale nel tardo pomeriggio, verso le 17:30, più o meno.
Dunque, ragiono e mi convinco: a questo punto la Centenario la farai un altro giorno. Fare due ferrate in giornata con questo possibile temporale nel pomeriggio non va bene.
Prova quella che consideri la principale, la Silvano De Franco. C’è già l’avvicinamento lungo, ma la ferrata è corta. Lascia stare il resto!
Preparo lo zaino per ogni eventualità e mi lancio all’avventura. C’è un bel sole e mi attende una sudata ed estenuante salita prima di arrivare a Pian Serrada e imboccare il sentierino ripido per arrivare all’attacco della ferrata.

Inizio la ferrata De Franco poco prima delle 14:30. Ci sono alcune nuvole, ma nulla di eclatante. C’è ancora sole. L’aria è cambiata, più freddina adesso.
Sono sudata, mi fermo un attimo a prepararmi con l’imbrago, casco, guanti, kit da ferrata e voilà: parte l’attacco alle mani (Sindrome di Raynaud). Mi rassegno e parto così. Cerco di massaggiare le mani e dita non da ferma, ma mentre percorro la ferrata, perché non ho tempo da perdere e voglio essere già al rifugio Azzoni quando arriverà il temporale, se arriverà.
La natura, ovviamente, aveva altri piani e ha deciso di farmi una sorpresa. 

È una bella ferrata, ci sono un paio di punti un po’ ostici, tra cui uno in discesa con una placchetta con pochi appigli e bagnata, all’ombra. Devo affidarmi di più alla catena. 
Ecco, in questa ferrata ci sono solo le catene e non è il massimo per far scorrere i moschettoni. A volte intralciano più che aiutare nella progressione. L’aggiunta del cavo teso sarebbe l’ideale.

A metà ferrata Madre Natura ha deciso di sorprendermi e farmi vivere dei momenti unici e speciali (non esenti da pericoli, sia chiaro, ma questo è sottinteso). Il cielo diventa pesante e carico. In meno di niente inizia a grandinare. Cerco un posto dove ripararmi, per quanto possibile.
Arrivo in una sorta di terrazzo con un masso dove posso stare, non sotto ma in piedi, appoggiata alla paretina. Tanto ho la cerata e questa mi copre il necessario. Cerco di allontanarmi uno po’ dalla catena, perché se arrivano i fulmini ho la possibilità di rimanere fritta. Letteralmente.

Ne arriva qualcuno. Forte.
Io sono lì, ferma, in piedi per il tempo necessario, finché non scarica e il temporale non se ne va.
Non mi rimane altro che osservare quello spettacolo e ricordare con stupore tutti i momenti in cui avevo paura dei temporali, anche a letto sotto le coperte. Ora mi trovo proprio in mezzo a loro e non ho tutta questa paura. Rispetto, ammirazione, stupore, ma non una paura vera e propria che mi porti al panico.

Il cuore a mille.
Vivo dei momenti indimenticabili.
Il tempo ha smesso di scorrere.

Via, il temporale si sposta verso il Monte Barro e il Resegone inizia a schiarirsi le idee, si fa per dire.

Adesso che il temporale è passato e a breve tornerà il sole, mi sgranchisco le gambe e mangio qualcosa.
Preparo la ripartenza. Una preoccupazione mi sorge nella mente: ora la ferrata è bagnata. Come faccio? Posso scivolare facilmente?

Mi focalizzo sulla possibilità di farcela. Sulla calma, sulla pace e sulla voglia di fare. Ci sono alcune persone che percorrono ferrate anche bagnate. Lo posso fare anch’io. Una catena alla volta ce la posso fare.
Esce una luce timida e non vedo la situazione così difficile.

Arrivo infine sotto la croce del Monte Resegone e, che dire? Sono felicissima!
Lancio uno sguardo di contemplazione verso le creste. L’immensità di una vetta con le pozzanghere, bagnata e senza nessuno in giro. Gli spazi ampi ed io, solitaria e felice!
Il sole inizia a farsi vedere, nonostante il versante di Brumano sia tutto grigio scuro!
No, dai, basta temporali!
Oh, non è che il grigio è rimasto là e io qua?

Sono ancora in vetta al Resegone e la ferrata del Centenario già invade e occupa i miei pensieri. Dopo quello che è successo, quasi quasi…
Che problema sarà mai? Intanto inizio a scendere, poi vediamo.

Decido di scendere dal canalone di Valnegra per la prima volta. Ci metterò non poco, perché la cosa non è semplice. Diciamo che tutto bagnato e in discesa lo è ancora meno! Finalmente tiro fuori questi bastoncini che ultimamente porto nello zaino solo a passeggio. Mi aiutano, però nei passaggi in disarrampicata assolutamente no. Di conseguenza, ogni volta che ho bisogno di usare entrambe le mani li lancio più in basso e poi li riprendo. Così ogni volta. Non si sono rotti.

Lentamente perdo quota e alla base del canalone faccio una deviazione a destra per il Passo del Fò, costeggiando le enormi pareti che ospitano il sentiero attrezzato del Caminetto e la ferrata del Centenario.
Una volta al passo osservo il tramonto, mangio e decido di andare a sbirciare l’attacco della ferrata. Ecco, sta diventando buio. Lo guardo e penso: ma sì, questa non è difficile. Dopo le condizioni che hai affrontato, vuoi non affrontare questa ferrata anche in notturna?

Via, ho deciso! La ferrata del Centenario s’ha da fare!

Mi preparo, aggancio la frontale al casco e parto in mezzo a delle pareti già cupe di loro e, a mio avviso, ancora più belle con il buio che ruba la luce al giorno.
Inizio a sentire la stanchezza. Al contempo sono carica a mille e l’entusiasmo è sobrio, tuttavia incontenibile.
Mi fermo a guardare il panorama e a scattare foto, estasiata!
Diventa buio e adesso lo vivo in un modo diverso dal solito. La magia è la stessa.

Finalmente sbuco alla fine della ferrata, appena sotto il pianoro di Pian Serrada.
Ora intraprendo la discesa dal sentiero 1. Interminabile. La stanchezza si sente eccome! Ho un passo lentissimo per via del buio e fondo bagnato o umido. Non voglio scivolare. Ci metto tutta la concentrazione del mondo.
La mia mente vuole fare i capricci come i bambini: non ce la fa più. Vuole ribellarsi.
No! Non si può, bisogna portare a casa la pellaccia. Mi fermo tutte le volte necessarie, lascio che si arrabbi tutte le volte che vuole, ma resisto. Non c’è un’altra opzione.

Arrivo giù al piazzale della funivia a mezzanotte in punto.
Più tardi, a casa, mi sono “arnicata” ginocchia e piedi a dovere! Sono grata per questa esperienza intensa che non dimenticherò mai e durante la quale ho imparato tanto. Ed è solo l’inizio degli insegnamenti (che ho già capito non si esauriscono mai).

Questo concatenamento al contrario mi è costato più dislivello del dovuto.
Va bene così.

Alla fine non ho mai saputo chi mi osservasse nel buio.
Forse la montagna.
Forse la versione di me che stavo diventando.

Postumi

Dove
Resegone – Prealpi Orobie
Linea seguita
Versasio – Ferrata De Franco – Monte Resegone – Canalone di Valnegra – Ferrata del Centenario – Pian Serrada – Versasio
Dislivello +
Circa 1550 m
(concatenamento invertito)
Sviluppo
Circa 12 km
Durata
Il tempo di vivere una favola e rientrare prima che la carrozza tornasse zucca
(dalla mattina a mezzanotte)
Stato fisico
Cenerentola con gli scarponi ancora ai piedi a mezzanotte
Viva e vegeta
Stato mentale
È successo davvero o l’ho solo sognato?
Modalità
In solitaria
Compagni
Il gracchio finanziere
Occhi nel buio

VerA
Impervia

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