Il Dente che pulsa

IL DENTE CHE PULSA

LA CORNETTA E IL DENTE DELLA CORNETTA – NOVEMBRE 2025

Il nervo scoperto - quando l'istinto prende la parola.
Il giorno prima avevo avuto un’intuizione insolita: portare un pennarello rosso.
Non sapevo bene il perché.


La mattina dopo quella voce sottile è tornata, e stavolta l’ho ascoltata.
Dente della Cornetta


“Andare a vedere” — way of life.

Premessa

Man mano che i percorsi che scelgo diventano più alpinistici, motivati esclusivamente dalla passione, dall’intuito e dalla pura fame di scoperta e avventura, mi ritrovo inevitabilmente a fare molte riflessioni. Più sale il livello tecnico e di impegno, più aumenta il rischio — da non confondere con il fatum — soprattutto su montagne selvagge, poco battute, a volte senza sentieri e con maggior probabilità di trovare roccia marcia.

Si apre una consapevolezza diversa. Cerco di capire se qualcuno è già salito, come, dove, quando e perché. Mi piace immaginare linee di salita che da lontano sembrano fattibili e che, una volta vicino, si rivelano più complesse — o impossibili — almeno per le mie capacità e attrezzature del momento. E viceversa.

La fase di innamoramento, lo studio, l’osservazione e la ricerca di testimonianze di persone esperte, che gentilmente condividono indicazioni preziose, sono attività che mi riempiono l’anima.

C’è un detto attribuito a Giacomo Leopardi: “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere.”

Secondo me calza perfettamente con la montagna.
Certo, esiste sempre la possibilità concreta di non riuscire a portare a termine l’idea che ho in mente: l’amante che voglio conoscere. Come in un appuntamento.
Per non crearmi aspettative e non sentirmi sotto pressione — elemento che può diventare pericoloso — ho istituito il praticissimo metodo dell’andare a vedere.

Voglio conoscere Pinco Pallino ma non so se ne vale la pena?
Vado a vedere.
Ho una forte attrazione per Tizio e Caio, ma potrebbero essere troppa sabbia per il mio camioncino?
Vado a vedere.
C’è in giro un bel fioeu, dicono sia orticante e forse off limits?
A vedere si va. 

✦ ✦ ✦

La Cornetta era già nei piani. Cima poco frequentata, senza sentiero. Ogni tanto rileggevo il quadernino dei desideri e la trovavo lì, da sola. Mancava qualcosa di piccante. Renderla un’esperienza a 360 gradi.

L’ESPERIENZA.

È novembre e le previsioni annunciano piogge e le prime nevicate della stagione. Ora o mai più.
Sì, però… c’è qualcos’altro?
Mi viene in mente il Dente della Cornetta. A guardarlo sembra impossibile da risalire. Faccio qualche ricerca veloce: sarà arrampicabile? Soprattutto senza corde e attrezzatura? Qualcuno ci è già stato?
Non trovo nulla di concreto.

Cosa vuoi, Vera? Guardalo! Credi davvero di risalire il Dente? E come?! Ma va’, stai buona.

Poi succede qualcosa.
Alcuni giorni prima del mio tentativo scopro che due veri carri armati della montagna — persone che ammiro e rispetto — hanno risalito il Dente.
WOW.
Il cuore accelera. Allora una possibilità esiste. Loro sono infinitamente più esperti di me, ma chiedere qualche informazione per capire se potessi anche solo sognare l’ascesa… non aveva prezzo.
Un sentito grazie va quindi a Paolo e Gilberto.

Non sto più nella pelle.
Ho visto qualche foto della cima del Dente: ambiente ancora più selvaggio e disordinato rispetto alla Cornetta, punteggiato da qualche cespuglio di pino mugo. E la cosa che più mi attirava non era solo l’ascesa, ma scoprire cosa ci fosse lassù e percorrere quella breve camminata sospesa nel vuoto a 360 gradi.
Avevo una curiosità enorme per lo strapiombo dietro la Cima di Piazzo. In estate osservavo Cornetta e Dente dall’alto; ora sarebbe arrivato il momento di invertire la prospettiva con uno scambio di postazioni.

Arriva il giorno X.
Anzi, arriva prima il giorno prima. L’amico rosso bussa alla porta.
«Ciao Vera, mi mancavi così tanto che ho deciso di arrivare in anticipo. Non disturbo, vero?»
«Porca vanette, si può sapere perché mi devi rovinare i piani?!»

Sipario.

Non so davvero dove ho trovato la forza per un’uscita così impegnativa — soprattutto pensando al Dente — con il ciclo appena arrivato. Queste cose si fanno quando si è in forma. Eppure sentivo profondamente il bisogno di vivere un’esperienza complessa, intensa, destinata a restare. O almeno provarci.

Con tutti i pensieri intrusivi che affioravano qua e là, ho deciso:
Vado a vedere.
Se non è giornata, torno indietro.

Suona la sveglia.

Sbrigo tutto e solo dopo decido se partire davvero. Non male. Vediamo come reggo l’avvicinamento e poi si decide alla Baita Bocca, ascoltando corpo e mente passo dopo passo.

Per gli uomini probabilmente non è un problema — buon per loro — ma logisticamente per una donna la gestione del ciclo in queste condizioni non è semplice. Anche andare in toilette richiede strategie ad hoc per evitare che la montagna diventi uno scenario di guerra o di un delitto efferato. Per fortuna è un giorno feriale e, complice il cielo così così, non c’è praticamente nessuno. Perlomeno posso prendere i miei tempi e spazi senza il temuto cavolo, arriva qualcuno!

Dietro la Baita Bocca trovo una cadrega di pietra e faccio la prima pausa pranzo. Divoro una fetta di pizza homemade fredda contemplando i due amanti tanto desiderati.
Prima il Dente o la Cornetta?
Cornetta.

Il Dente verrà dopo. Le pianificazioni servono fino a un certo punto: la decisione vera avviene sempre lì, sul posto, a tu per tu con il Dente del giudizio.

A un certo punto abbandono la normale alla Cornetta e punto verso nord, scegliendo una variante diretta alla vetta più ingaggiosa. Mi ritrovo ora nascosta sul versante sopra Valtorta. L’ambiente è fantastico e impervio. Poco sotto ho un canale spaventoso, stretto e appare ripidissimo. Devo scendere, traversare e risalire un canalino che sale alla mia destra. Non è troppo difficile per me, eppure la roccia è marcia.
Vedo del ghiaccio qua e là, lo evito e salgo facendo attenzione.

In poco tempo arrivo in vetta e mi godo la cima erbosa di questa montagna con una forma piuttosto pentagonale. Ogni volta che la guardo da lontano mi viene in mente una torta farcita e la sua ciliegina. Gnam!

Il sole appare timido. Vorrei sdraiarmi a guardare il cielo. Il ciclo concede una tregua e quasi me ne dimentico. Forse ha accettato la mia voglia di avventura e mi lascia, per un momento, in pace.
O forse sono io che desidero tanto questa esperienza e il resto si adegua. È così? Chi lo sa?

Dopo le foto di rito e lo show tragicomico degli autoscatti, mi siedo per alcuni momenti.
Lo sguardo si fa serio.
Il Dente mi aspetta.
L’emozione e l’adrenalina si fanno sentire in silenzio. È meglio convincermi che sto solo andando a vedere.

È ora. Alzo il sedere, rimetto lo zaino sulle spalle e abbandono la vetta della Cornetta. Raggiungo rapidamente la base del Dente. Finalmente la carie mostra la sua vera dimensione.
Serve un dentista.
Pure l’anestesia.

Prima però devo ravanare. I mughi mi accolgono. Entro come Indiana Jones ed esco come Topolino con la coda tra le gambe. Credevo di piegare loro. Sono stati loro a piegare me.

Mai litigare con un mugo. Vince lui.

Sono arrivata alla base dello spigolo in punta di piedi, quasi come se non volessi svegliarlo. Ferma e in silenzio, osservo quella parete di III grado. Avevo due possibilità per risalire il Dente. Da due canalini corti, erti e sfasciumosi (dopo un traverso breve e delicato) oppure dallo spigolo davanti a me.
Io voglio lo spigolo.
Credo sia alla mia portata. Ci posso provare.

Non riesco ad attaccare proprio sul filo dello spigolo, parto leggermente sulla destra.
Gli appigli in parete sembrano scarsi e dal basso riesco a individuarli in modo limitato. Non rimane che salire e vedere come va. L’esposizione è notevole e, se voglio essere sincera, non c’è da scherzare.

Un ultimo sguardo prima di mettere le mani in pasta e l’intuito mi bussa alla porta. Per la terza volta. 

Il pennarello, Vera. Il pennarello!
Prendilo subito!


Il giorno prima ho avuto un’intuizione. Quella di portarmi un pennarello per segnare la via per la discesa. Ci sono punti dove costruire il classico ometto di sassi non è viabile per la verticalità del terreno. Non amo lasciare segni, ma lì non passa nessuno. Sarebbe stata solo una questione di sicurezza personale.
Mi sono promessa di cercare un pennarello rosso e di infilarlo subito nello zaino, ma tra una cosa e l’altra, l’idea del pennarello è finita nel dimenticatoio. La mattina dopo ero pronta per uscire di casa. 

Diamine, Vera! Prendi il pennarello.

Attacco lo spigolo e mi arriva un impulso. Per la terza volta.
Il pennarello!

Segno il primo bollo.
Mi assale una sensazione che non riesco a spiegare. Un misto di curiosità, voglia di fare e un po’ di timore. Inizio a tirarmi su e mi accorgo che grande parte degli appigli (che già erano scarsi) non sono affidabili, la roccia è marcia e possono cedere al mio passaggio. Sono leggera, ma su questo tipo di roccia non basta.
La tensione aumenta. Cerco di capire quali appigli posso utilizzare. Prima di trasferire il peso cerco, tasto, tasto, tasto ancora e cerco il prossimo appiglio in anticipo. Tutto prima di trasferire il peso del corpo. 
Guadagno quota.
Guadagno esposizione.
La situazione diventa pesante. Ogni passaggio è delicato. Forse troppo?

La paura prova a entrare, ma la immagino chiusa in un contenitore accanto a me. Io non sono quel contenitore. Non devo aprirlo.
Non sembrava così marcia, la roccia. Come faccio a fidarmi? Mi focalizzo sulla consapevolezza e sul momento presente. Abbasso lo sguardo.

Guarda il vuoto.
Il vuoto è là sotto e tu sei qui.

Accoglilo.

Nel silenzio totale ho raggiunto una calma che mi ha permesso di concentrarmi sulla salita. Nel frattempo ho creato qualche bollo, orientato in modo che potessi vederlo dall’alto. 
Ho la conferma che il pennarello è stata una decisione fondamentale per la discesa.
Il tempo sembra dilatarsi, in puro stile Matrix.
Poi, all’improvviso, lo spigolo finisce.
Sono su!

Sento euforia, incredulità, tremore. Faccio fatica a definire il mio stato d’animo.
Non so se stare calma o se farmela addosso in modo controllato.
No, dai, sulla cima no! 

Paradossalmente il terreno orizzontale in cima al Dente, pur circondato dal vuoto, diventa il luogo più sicuro del mondo e io posso sciogliere la tensione. Lancio uno sguardo dietro le spalle verso lo spigolo appena risalito e vedo poco o niente. Almeno i bolli ci sono e questo mi conforta quanto basta.

Non pensarci alla discesa ora, Vera. Goditi questa camminata con il vuoto attorno.
Eri tanto curiosa di sapere com’era quassù, vero? Allora rilassati.


Cammino fino al precipizio opposto. I mughi sono arrivati anche qui. Vedo i due canalini e due ometti: uno con un rosario, uno a segnalare lo stop.
Da qui non si passa.
O si vola o si torna indietro.

Tutto questo casino per ritrovarmi proprio di fronte al precipizio della piccola cresta alle spalle della Cima di Piazzo! 

Dopo le foto di rito giunge il momento della discesa. Il nervoso ritorna, lo ammetto, ma riesco a tenerlo a bada. Ora ce n’è bisogno, più che mai. I bolli diventano guida e conforto.
Movimento dopo movimento torno alla base.
I piedi sono a terra.
È finita.
Credevo di piangere, invece ero soddisfatta e guardavo lo spigolo nuovamente dal basso. Niente urla. Nessuna esplosione emotiva. Solo stupore. Parlavo ai mughi, ai sassi. Come una bambina.

Torno alla Baita Bocca per il secondo pranzo. Pizza fredda, tonno, noci noiose e tè nel Gatorade. Mangio in silenzio fissando il Dente della Cornetta.
Poi una lunga discesa al buio, come capita sovente.

Il giorno dopo: nausea, mal di testa, San Brufen inutili.
La tregua aveva un prezzo e io l’ho pagato tutto.

Dente asportato.
Senza anestesia.

Postumi

Dove
Prealpi Bergamasche – Alpi Orobie
Linea seguita
Moggio city – Baite di Faggio – Baita La Bocca – La Cornetta (con variante a nord) – Dente della Cornetta – Moggio city
Dislivello +
Circa 1200 m
Sviluppo
23 km
Durata
Tutto il giorno – business as usual
Stato fisico
Il ciclo mi fa un baffo wannabe (tregua concessa)
Indiana Jones tra i mughi (spezzata in due)
Stato mentale
Ho sempre avuto paura del dentista
La prossima incarnazione voglio nascere pino mugo
Il giorno X leonessa, il giorno dopo cog…essa.
Modalità
In solitaria
Compagni
L’amico rosso
Pinus mugo

VerA
Impervia

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