IL MELONE DELL’IGLOO
CANALE IGLOO – GRIGNA MERIDIONALE – NOVEMBRE 2025
Storia del mio primo dietrofront, dei resti di una navicella spaziale e del melone digerito a tarda sera.
In Grignetta esistono alieni.
Non quelli verdi.
Quelli che salgono canali marci, diramazioni dimenticate del Canalone Porta e salti di roccia che io guardo pensando:
«Ma questo è un uomo o un ragno?»
Il Canale Igloo è uno di quei posti.
Pochi ci vanno.
Io ho deciso di andare a vedere.
E ho scoperto che:
non sono ancora un ragno;
i meloni emotivi sono molto più difficili da digerire di quelli veri.
Perché il problema non era aver rinunciato.
Il problema era voler tantissimo andare a vedere.
E non poterlo fare.

Il mio primo dietrofront.
Eh sì… donne, al posto dell’arrotino è arrivato lui, il dietrofront. E mi ha servito un melone che ho divorato e digerito solo in tarda serata.
La passione per il Canale Porta mi ha condotta in una dimensione onirica dove regna la curiosità di una bambina e la voglia di scoperta per i suoi angoli nascosti e per le sue diramazioni. Essendo un ambiente molto delicato, impegnativo e austero, lo si deve prendere con le pinze.
Il Canalone Porta è impegnativo, però è bollato. Se si decide di uscire dall’itinerario principale si rischia di rimanere intrappolati, senza contare il fatto che si muove tutto.
Spesso alla ricerca dell’ignoto e sovente della solitudine, ho pensato che avrei potuto iniziare l’esplorazione di quella zona con il Canale Igloo, conosciuto e percorso da pochi alieni grigneschi. Ed è qui che entra in azione l’alieno di casa Giulio, che con il suo socio Marco compiono itinerari che mi fanno sognare.
In parole povere “mandano in tilt” il radar montanaro che c’è dentro di me.
Loro sono super forti e alla sottoscritta non resta che accendere un cero nella speranza di arrivare un giorno, chissà, quasi ai loro livelli, non dico di prestazione intesa come tempistiche, perché sono orgogliosamente un diesel, ma di tecnica, conoscenza, agilità e capacità di arrampicata. Eh già!
Dunque, sono andata naturalmente a rompere le scatole a Giulio per cercare di capire poi se sarei stata capace di avventurarmi in quel canale. A lui devo un bel grazie per la disponibilità e pazienza nello spiegare le info di cui avevo bisogno!
Intanto comincio per dire che il canale Igloo è (per me) un canale di rilievo. Come mai?
È il luogo dove giacciono i resti del primo bivacco (l’adorata navicella spaziale) a forma, appunto, di igloo, la cui posa in vetta alla Grignetta finì male e il bivacco cadde rovinosamente, sfracellandosi nel canale sottostante.
A parte il voler “andare a vedere” il canale, uscendo ufficialmente dal Canalone Porta, ho voglia di conoscere il primo bivacco, l’originale.
Voglio vedere come è stato ridotto, dove sono i resti e assorbire la loro energia, testimoniando la loro breve vita con i miei occhi.
Questa volta non ho percorso il Canalone Porta per arrivare all’imbocco del Canale Igloo, ho preferito seguire il consiglio di Giulio di salire lungo il sentiero della cresta Cermenati e imboccare il traverso dei Magnaghi che taglia il Canale Porta e arriva infine alla Cresta Sinigaglia. Così avrei potuto risparmiare le energie per l’Igloo.
D’accordo!
Via, si parte! È tarda mattinata, non c’è quasi nessuno nei paraggi (Cermenati a parte) e percorro il traverso per la prima volta. Direi che lo trovo interessante, soprattutto quando giunge nei pressi del Porta.


Arriva il momento di cercare l’ingresso del Canale Igloo che, a secco, non è diretto. Confesso, non capivo perché non fosse diretto. Dalla foto che avevo visto non sembrava impossibile attaccarlo direttamente alla partenza.
E, invece, cari amici, ho potuto constatare in loco che è impossibile eccome!
Dalla serie, le foto valgono “fino a un certo punto”.
Diciamo che la prospettiva e la mancanza di riferimenti nella foto possono ingannare l’occhio e la percezione visiva.
È qui, qui qui, qui! Trovato!
Mi attraversa una sensazione elettrizzante. Sono emozionata e sento scorrere quell’adrenalina che ti dice: ora concentrati, si fa sul serio, andiamo a scoprire cosa c’è.
Attenzione al massimo. Ci vuole, anche perché avrei assaggiato l’instabilità del terreno a breve, rimanendo con un appiglio in mano in un tratto in discesa.
Ok, andiamo con moooolta calma!
Vado avanti e trovo i primi resti dell’Igloo, sono esaltata per il fatto di trovarmi davanti un pezzo di storia della Grignetta. Osservo tutto, i resti di metallo e qualche resto tessile. Non mi sembra vero, che fortuna ad essere in quel luogo!
Il percorso si fa più duro e arrivo finalmente ad uno dei due salti molto impegnativi di questo canale, sopra il quale sono incastrati e schiacciati altri resti del bivacco.
Ho le istruzioni per superarlo e individuo facilmente gli appigli.
Azz… sono troppo in alto! Come faccio a portarmi a quest’altezza con una parete liscia verticale sotto gli stessi appigli?! Ma come ha fatto Giulio? È un ragno o cosa?
Inizio a scrutinare tutto intorno…ci sarà un modo, no? Noto un sasso obliquo in una posizione scomoda, posso cercare di utilizzarlo con i piedi per portarmi quasi al livello degli appigli e faccio dei tentativi.
Niente, le gambe non arrivano.
Non voglio che il fatto di non essere alta sia una scusa, però devo ammettere che le gambe non arrivano.
Cerco un altro modo. Osservo ancora e mi viene l’ideona: se raccolgo e sposto tanti sassi sotto gli appigli posso guadagnare l’altezza di cui ho bisogno!

Sì, idea del cavolo! Ci sarebbero voluti tantissimi sassi e tanto tempo, perché quelli di taglia media o grande non li riuscivo minimamente a spostare né a portarli alla base della paretina liscia. Non demordo e mi sembra di incarnare un personaggio comico. Un Fantozzi delle Grigne, ostinato nel suo compito!
Mi faccio tenerezza da sola.
A un certo punto mi arrendo.
Ridicolo, non riuscirò mai a spostare dei sassi in quantità e in tempo.
Vera, ma sei pirla, dai! Adesso basta!
Entro in modalità frustrazione, perché inizio a capire che non ho modo di superare quel salto. Il problema è che non ho voglia di accettarlo, vorrei tanto percorrere il canale e capire dove sbuca esattamente, sotto la vetta. Cerco modi alternativi. Osservo le rocce intorno a me, guardo dall’altro lato. Troppo rischioso.
Se forzo dall’altro lato ho parecchie possibilità di cadere, con roccia esposta e marcia… questo senza dubbio. No no, non riesco nemmeno a vedere bene se ci sono ulteriori salti che posso scendere per rientrare nella retta via.
Cerco una forzatura “decente” da qualche parte, senza esito. Il tempo passa e la voce dell’intuito si fa sentire, calma e autorevole.
«Non devi forzare, è ora di uscire di qui. Gira i tacchi e fatti la parte alta del Canalone Porta. Scusa, come fai a superare il secondo salto!?»
Esatto.
Ricordo che c’è un secondo salto che dovrebbe essere di difficoltà analoga al primo, che stento ad ammettere di non riuscire a superare. Dunque, un altro salto verso la fine del canale. Ho visto la foto e non ho assolutamente nessuna garanzia di riuscire a superare nemmeno il secondo.
Ammetiamo che trovo un modo di forzare il primo salto in extremis. Dopo sono in mezzo al canale. Arrivo al secondo e, mettiamo che, con tutta la buona volontà e determinazione del mondo, non riesco a superare nemmeno questo.
La pura verità è che ho serie probabilità di rimanere bloccata tra il primo e il secondo salto, intrappolata senza imbrago né corda per discendere il primo in caso di bisogno.
Non posso assolutamente rimanere bloccata in una situazione del genere. Mi tocca abbandonare la missione e fa male voler raggiungere qualcosa senza la possibilità, la capacità o i mezzi per farlo.
Mannaggia la miseriaccia!
E fu così che ripiegai e mi sfogai nella parte alta del Canale Porta, cercando in tutti i modi di renderlo più impegnativo, come se questo potesse alleviare il mancato raggiungimento del desiderio di conoscere a fondo il Canale Igloo.
E fu così che mi ritrovai con un melone da ingoiare, senza poterlo tagliare a fette. Perché mi sentivo incapace, frustrata e scarsa. Non volendo ammettere che alla fine avevo fatto la cosa giusta in quel preciso momento.



Raggiungo la vetta in tempo per il tramonto. Il melone c’è, però c’è anche un tramonto stupendo e che porta consiglio. Il primo tramonto in Grignetta. Dai, ricompare anche il sorriso, piano piano.
Inizio la discesa. A questo punto scendo dalle Capre, non ho mai fatto quel sentiero.
Mi fermo spesso ad assorbire tutta quella meraviglia di tramonto, i colori e le altre montagne vestite da una luce oro.
Oh, c’è la luna piena!
Spettacolo! Non lo sapevo.
Il cielo si scurisce, passo il bivio per il sentiero Cecilia e proseguo dritto fino alla fine del piccolo pianoro. La Cermenati era a sinistra, il Cecilia era a destra e in teoria il sentiero delle Capre scende dritto dal pianoro. Accendo la mappa con la traccia per verificare… «È questo qua davanti, non c’è da sbagliare.»
Spengo la mappa e scendo.
È buio e la luna illumina parte del sentiero. Spengo la frontale e mi faccio ammaliare dalla luce della luna, bellissima. A un certo punto il sentiero cambia leggermente direzione e rimane nel buio totale, è il momento di riaccendere la luce frontale. Incrocio qualcuno che sale di corsa. Più avanti incontro due ragazzi che salgono con il materassino e sacco a pelo, vanno su per la notte.
Più in basso vedo dei cartelli della Cermenati, li riconosco.
Mah… e l’uscita sul tratto finale della Direttissima? Non credo di averla vista, mi sarei accorta, no?
Perché mi sembra di essere sulla Cermenati?
Ma vuoi vedere che sono finita veramente sulla Cermenati?
No, è impossibile, c’è il canale Caimi in mezzo. Non capisco più niente. Che cosa ho combinato?!
P.S.: quando mi sono lanciata nel letto ho digerito il melone, finalmente. È stato fantastico, nonostante il dietrofront. Essere su una montagna che è un mondo, come diceva Cassin, andare alla scoperta, conoscere angoli sconosciuti o quasi e guardare un tramonto splendido.
Questo è già perfetto. Essere consapevole di ciò lo è ancora di più, perché ho accettato il melone e gli ho dato un senso, accompagnando la digestione con un bel ruttino di felicità.
E ho scoperto in me un qualcosa che in realtà già sospettavo esistesse. “Andare a vedere”, senza troppe aspettative. Non sarebbe questo, l’ignoto?

Sono gasatissima per le prossime avventure. Però… vorrei proprio capire che diamine ho combinato in discesa!
Ok, ero distratta a guardare la luna piena, ma… che cosa ho fatto?
(La Cermenati)
Postumi
Dove
Prealpi Lombarde – Grigna Meridionale
Linea seguita
Piani Resinelli – Sentiero Cermenati – Traverso dei Magnaghi – Canale Igloo – Canale Porta – Vetta – Sentiero Cermenati
Dislivello +
Circa 1000 m
Sviluppo
Non ho mai fatto caso
Durata
Il solito
Tutta la serata se aggiungiamo il melone
Stato fisico
Donna Ragno wannabe
Stato mentale
Fantozzi, portami via!
Se raduno abbastanza sassi, tutto è possibile!
Quanto manca per sbloccare il livello Ragno della Grignetta?
Stasera melone e prosciutto
Il melone lo porto io (Dietrofront di Origine Protetta)
Modalità
In solitaria
Compagni
Il melone
Un camoscio
Una navicella spaziale precipitata negli anni Sessanta
Le capre mancate
La luna piena
VerA
Impervia










