La notte Disco Paradise

LA NOTTE DISCO PARADISE

FERRATA AL CORNO MEDALE – MONTE SAN MARTINO – GIUGNO 2025

Tra il Medale, il San Martino e tutte le creature che avevano deciso di uscire quella sera.
Ci sono persone che vanno in discoteca.

Io faccio ferrate in notturna.

Mi faccio adottare dalle ragnatele.

Vengo molestata da zanzaroni grandi quanto elicotteri.

E alle cinque del mattino torno a casa pensando:

«Non ho più l'età per queste cose.»

Mentendo spudoratamente.


Volevo essere sola.
Non ce l’ho fatta.

Dopo la ripetizione della ferrata Gamma 1 prendo la palla al balzo e mi viene il desiderio di percorrere nuovamente la ferrata del Medale, questa volta in solitaria.
Mi era tanto piaciuta che avevo cominciato a puntarla già da alcuni giorni, ma ora volevo farla da sola e con qualcosa di diverso. Volevo un twist.

Erano giorni caldissimi, afosi. Voglia di sferrare, ma sferrare sulla Medale a giugno immagino sia come entrare nel forno per uscire come un pollo arrosto, solo che, nel frattempo, ti dimentichi di spegnere il forno e questo poveraccio esce carbonizzato. Pollo da buttare!

Dunque, approfitto di una giornata preceduta da una piccola perturbazione che, pur rimanendo afosa, non prometteva un caldo estremo. Maaaah… sudo tanto lo stesso.

Idea!

«Esce una notturna al tavolo 4!»
«Qui, grazie.»
«Signora, abbiamo aggiunto una spolveratina di zecche, zanzare e ragni. Offerto dalla casa.
Buon appetito!»
«Ah.»

L’ideona di percorrere questa bella ferrata in notturna ha preso piede. No, ha preso la gamba invece! La soluzione perfetta contro il caldo ed il sole cuocente del giorno.
Via che si va.
Pensavo tra la me cagasotto e razionale e la me inseguitrice di sogni ed emozioni autentiche: Vera, la farai alla sera, non sul tardi, in modo che finisci che sta per diventare buio, ma non è ancora buio. Dopodiché ti fai un giro in notturna al San Martino con la croce illuminata. 
Questa non è la facile Centenario, l’unica che hai fatto praticamente in notturna. È più impegnativa.

Meglio farla con un po’ di luce, va…

Il resto è storia. Parto a un’ora che so già che significa farla 2/3 al buio. In notturna.
Infatti, non sono donna da smentire se stessa!

Arrivo all’attacco già sudata come un animale, non prima senza importunare i camosci che riposavano nei paraggi della partenza con il mio passaggio.
Bene, hai già capito che tra 40 min sarà buio?

Mi preparo e mi lancio in questa nuova avventura. La seconda Medale, la prima in solitaria e in notturna. Sono felice, non c’è anima di nessuno!
Proprio come desideravo.
Un appunto. Mi sono creata delle aspettative in testa: La farò in modo fluido, lentamente, ma con un tono quasi elegante, senza intoppi di movimento o esitazioni.
Seeeee, come se io fossi una che fa ferrate da anni e ha un’esperienza di rispetto. 

Naturalmente è andato tutto diversamente. Tanti passaggi non me li ricordavo, non mi sembravano nemmeno facili. Mi fermavo spesso a cercare di capire la logica di ogni passaggio. Ero più imbastita che altro.
Dovevo studiare in loco, per la maggior parte della ferrata, tra l’altro al buio. Mi ritrovavo a muovere spesso la testa per cercare e illuminare gli appigli, che la frontale che ho è normalissima. Direi che per fare una ferrata non facile in notturna è pure scarsa.

Mi sentivo impacciata. Non trovavo l’eleganza nella salita, che poi non so nemmeno come questo concetto mi sia approdato sulla cocuzza, ma va bene lo stesso.
La parte più bella è stata rendermi conto di quanto mi sono divertita. Di quanto mi sono sentita viva, lontana da tanti problemi, lontana dalle persone, con una vista meravigliosa alle spalle.

Lecco by night.

È bellissima vista da quassù.
Alla Medale nessuno mi avrebbe potuto fare del male. Eravamo io e la montagna, abbracciate. Due entità che si incontrano e interagiscono tra di loro. Una piccola pirletta da sola in notturna che cerca la vita. 
In tutto questo romanticismo non sono mancati piccoli momenti (necessari, sia chiaro) che un po’ infastidiscono. La parte più razionale della mente che fa la bacchettona con me. Non bastavano i social, mannaggia!

Arrivo in vetta, felice! Soddisfatta.
Arriva pure un’arietta deliziosa.
Fresco da dover rivestire la maglietta, emozionante!
Si respira e mangio i miei panini, cioè, la cena ormai a mezzanotte.
Mentre contemplo il panorama, Lecco si calma.
Non ci sono più rumori, ambulanze. C’è la pace. Tutto quello che volevo.

Dopo continuerò a farmi delle domande: Perché mi sentivo un po’ impacciata? La prima volta era stata più semplice, a parte il fatto che era giorno.
MA CERTO! La prima volta mi ha guidata Raffaele, super esperto. Io seguivo lui e i suoi consigli su come affrontare certi passaggi. Adesso era ben diverso! Sveglia!

La frontale è spenta, ma la devo riaccendere, perché sta arrivando qualcuno a farmi compagnia. Sarà un camoscio, forse. La verità è che non ho voglia di scoprirlo.
Mi preparo per la seconda parte della mia (ormai) nottata.
Mah sì, la parte più impegnativa è fatta, adesso voglio solo fare un salto veloce al S. Martino. Già che ci sono… poi scendo dalla normale.

Ecco, faccio qualcosa di normale. Dopo, però. 
Non capisco nemmeno come il concetto di “salto veloce” sia potuto approdare alla cocuzza quando è notte. Qua si va per le lunghe!

Anche questa volta non mi smentirò per certo e sbaglio il sentiero della cresta (che me lo ricordavo ripido e stretto, non semplice). Sarà stato il buio e il fatto che mi perdo non di rado?
Prendo sempre il sentiero per il Monte S. Martino, ma quello a mezza costa. Mai fatto, molto impervio, a tratti molto stretto ed in alcuni punti è vietato scivolare. Capisco ben presto di aver sbagliato, do una controllata al GPS (che ovviamente non prende bene). Rimetto via il cellulare abbastanza inutile e proseguo, calcolando che quel sentiero arriverà prima o poi in zona del sentiero Silvia. Poi non resta che “tirare dritto” verso la vetta, con il Crocione che mi aspetta.

L’unica cosa è che avrei voluto essere stata in cresta, giusto per non dover risalire un sentiero ripido nuovamente. Mi era bastata la ferrata. Questo percorso mi mette alla prova e non poco.
E come potrebbe essere altrimenti, siamo mica al parco giochi.

Era meglio se mi veniva da piangere, ma…tra bestemmie, risate e incazzature varie con gli zanzaroni local io ridevo e parlavo da sola ad alta voce:
«VERA, MA CHI TE L’HA FATTO FARE???! SEI MASOCHISTA VERAMENTE?!»

Sentiero impervio, reso ancora più impervio dalla vegetazione non abbondante, di più! Sentiero che spariva…embè, e adesso dove vado?
Bolli, pochi e sbiaditi. Piante che coprivano il sentiero. Tutto mentre collezionavo ragnatele a gogo, anche in faccia. Collezionavo pure le zecche (a casa ne ho tolte 3) e lottavo contro degli zanzaroni giganti, innamorati della mia luce frontale.
Non mollavano mai! E non dico altro, altrimenti mi arrestano.

A momenti credevo di essere nella giungla, da qualche parte in Africa o nel continente asiatico. Vuoi vedere che ho scoperto un portale del teletrasporto proprio a Lecco?

Di più, vi dico da subito che è inutile che mi dite “non hai paura di andare in montagna da sola?”
Ma chi era sola?

A un certo punto il sentiero cambia, inizio a salire ripidamente tra roccette e vegetazione infinita. Si usano le mani, ci sono i bolli rossi.
Dove sono? Da qualche parte lungo il sentiero Silvia? Dove sono le catene? Non le vedo!
So per certo che ormai ero sotto il S. Martino. Un attimo ancora di (santa) pazienza e arrivo!
Per festeggiare guardo il mio amato Crocione illuminato… ah no?!
Ma dove sono le luci?
Perché è tutto spento?!

Niente, seratona da rassegnazioni varie ed eventuali.

Un’altra pausa, ora che sono arrivata sul Monte S. Martino. Si magna, si beve, qualche foto e via… certamente delusa. Io ero venuta anche per vedere il Crocione illuminato e invece niente.
Blackout emotivo.

Infine mi incammino giù per il sentiero normale, quello più semplice.
Ora sono stanca, ma ci pensano gli amici zanzaroni a tenermi bella sveglia in discesa e a farmi spendere l’unica dose di energia rimasta per scacciarli.

Ragazzi, era tempo che non facevo una nottata da sballo. Sono arrivata a casa quasi alle cinque, era mattina. 

“Non ho più l’età per queste cose” cit.

Postumi

Dove
Prealpi Lombarde – Gruppo delle Grigne
Linea seguita
Rancio (Lecco) – Ferrata del Corno Medale – Monte San Martino – Rancio (Lecco)
Dislivello +
Sotto i 1000 m
Sviluppo
Non ci ho fatto caso
Durata
“All night long” (Lionel Richie)
Stato fisico
Vado a prendere un po’ di fresco sennò mi scende la pressione
Stato mentale
Antisociale
Convinta di essere sola
Cagasotto ma felicissima
Circondata da una biodiversità impressionante
Alla ricerca di un’arma di distruzione di massa contro gli elicotteri in miniatura
Disco Paradise senza Gin tonic
Modalità
In solitaria
Gli zanzaroni non erano d’accordo
Compagni
Ragni
Zanzaroni
Lionel Richie in sottofondo
La me razionale che rompeva le scatole

VerA
Impervia

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