MATCH PERFETTO
LAGHI DI SANTO STEFANO – PIZZO DI RODES – PUNTA SANTO STEFANO – AGOSTO 2025
Algoritmo montanaro per cuori complicati.
Non ho mai capito se fosse un'ape o qualcos'altro.
Lei, però, sembrava aver già deciso chi fossi io.
È atterrata sulla mia gamba senza chiedere il permesso, ha pranzato con me, si è fermata durante la pausa vetta e, a momenti, firmava pure il libro di vetta.
Ripensandoci, era probabilmente il riassunto perfetto di quella giornata.
Perché il Pizzo di Rodes non è stato soltanto una montagna da salire. È stato uno di quei rari incontri in cui tutto sembra andare al posto giusto.

Apro il Tinder montanaro e vado alla ricerca di un potenziale amante con cui sfruttare un’occasione d’oro. Arriva il fine settimana, il mio caro catorcio è tornato dalla vacanza con il suo meccanico inseparabile, con buona pace della sua padrona, impaziente di poter uscire in un date esclusivo (o quasi) in pieno agosto.
Mi concentro sui parametri fondamentali per creare il match perfetto. Mmmm vediamo un po’… sicuramente alto, almeno 2500m. Autentico, simpatico, carismatico. Sorridente, con lui devo essere a mio agio. Ha un cuore grande, integro e non marcio (non facile da trovare). Uno che ride. Ci prendiamo in giro a vicenda a vedere chi è il più pirla. Non c’è bisogno che sia Brad Pitt, però deve avere il suo fascino, unico e speciale. Insomma, anche l’occhio vuole la sua parte!
Non dev’essere facile da raggiungere e qui abbiamo un’arma a doppio taglio, però che ci posso fare?
Direi che può bastare così!
Clicco ENTER e vedo cosa c’è nel calderone della minestra. Swipe di qua, swipe di là ed escono 2 match in zona Valtellina / Val Chiavenna… due possibilità per un appuntamento galante! Ora devo soltanto scegliere il candidato. Il problema è che sono molto indecisa, perché voglio tutto!
Ed è allora che entra in azione il cupido, Franco. Arriva ed elimina quasi al volo i miei dubbi, sbaragliando i concorrenti in gioco con un suggerimento che è praticamente il colpo perfetto per questa giornata. Dunque, un sentito ringraziamento va a lui e ai suoi preziosi e saggi consigli che sono sempre ben accetti.
Franco mi suggerisce un giro, a mio avviso, spettacolare, lontano dagli affollamenti estivi. Dunque, andrò a conoscere le Orobie. Ma quelle più selvagge e meno gettonate, le Orobie Valtellinesi.
Voilà, dite ciao al Pizzo di Rodes. Non ho mai sentito nominare questa montagna e, per aggiunta, ci sono ben tre laghi lungo il percorso. Perfetto! Sono felicissima e il mio cuore scoppia di curiosità per questo figo Orobico. Gli altri possono attendere.
Inizio a pianificare il tutto nel pomeriggio e Il giorno dopo parto all’avanscoperta. Devo salire a Briotti, una località sperduta in Valtellina, raggiungibile da una strada un pò stretta e tortuosa. Parcheggio e mi preparo. Vedo che questa zona è, comunque, animata da qualche vacanziero.
La giornata di sole è stupenda, calda ed io scappo verso l’alto. Il primo tratto nel bosco è noioso e non mi fermerò mai. Appena sbuco sotto la chiesetta e salgo al primo lago di Santo Stefano, capisco che sono in un luogo stupendo. E qui divento lenta… oltre alla pausa per mangiare, bere tanto e denudarmi, inizio a osservare e fotografare mille particolari.
Sono pure felice di trovare i miei parenti con le loro torte di benvenuto al cioccolato.



«Ragazze, vi ringrazio, però cosi mi fate schizzare il colesterolo alle stelle! Calma!
Ho portato del cibo anch’io. Grazie che mi coccolate sempre.»
«Muuuu.»
Non trovo quasi nessuno in direzione laghi, i pochissimi presenti salgono al lago superiore di Santo Stefano a cercare refrigerio e tranquillità. Io sono al primo lago, la diga. Poco più su’ c’è la seconda diga, più piccola. Essendo spostata verso sinistra, la si può raggiungere uscendo dal sentiero, ma mi accontento di osservarla a distanza, anche perché la strada per arrivare al Pizzo di Rodes è lunga e devo zampettare per bene.
Nel frattempo, lancio degli sguardi curiosi verso la Punta Santo Stefano. C’è il sentiero che, dalla Bocchetta del Reguzzo porta in cresta a questa cima ancora meno conosciuta. Lo vedrò dopo il Rodes se ho voglia, energia e tempo per questa seconda vetta.
Arrivo al terzo lago, quello naturale.
Che dire? Arrivare qui è già fantastico.
Proseguo e la risalita s’impenna non poco verso la Bocchetta di Santo Stefano. Dopo la bocchetta entro in un ambiente interessante di alta montagna, con pietraie, una lingua di neve e inizio a intravedere finalmente il mio date, il Pizzo di Rodes. Ci sono alcuni bolli e degli ometti che bisogna seguire.
Incontro un ragazzo local, l’unico alieno trailerista della giornata ad aver raggiunto il Pizzo di Rodes e la Punta Santo Stefano. Lui è già in discesa e facciamo una gradevole chiacchierata. Ovviamente lo tempesto di domande (no, sto esagerando) e gli faccio i complimenti.
Via, mi fermo a mangiare e mi preparo all’ascesa finale del Pizzo di Rodes, dalla Bocchetta del Reguzzo in poi tra sfasciumi, stambecchi parcheggiati in mezzo al sentiero e varianti creative quando manco qualche ometto e capisco che forse non sono proprio sul sentiero, anche se a tratti sembra senza scelta obbligata.
«Stambecchi, cari amici, come facciamo? Io sono qui ferma davanti a voi, devo passare.
Mi date il permesso?»
«Dovevi venire proprio a rompere le scatole?»

Dopo un pò si spostano, dai. Non male! Io avanzo adagio e voglio soltanto non prendere le cornate. La famigliola, svogliata, si sposta all’ultimo momento.
Poco sotto la vetta mi ritrovo sulla cresta dove perdo un ometto e non ne vedo altri. Comunque sia intuisco che la direzione è quella giusta, più o meno. Ho voglia di mettere mani su roccia.
Prima di fare cavolate, controllo la check-list dei consigli per l’appuntamento galante con questo, spero, gentilmonte:
1 – “Scegli un luogo adatto” – bene, più adatto di cosi?!
2 – “Fare attività divertenti” – anche qui non fa una piega. Sto per mettere le manine sulla roccia in cresta, mi sembra abbastanza divertente!
3 – “Sii te stessa” – sempre!
4 – “Ascolta e fai domande” – Certo, non faccio altro. Lo ascolto, osservo e mi domando sempre dove potrei passare.
5 – “Non rivelare troppo” – ecco, qui non ci siamo.
6 – “Stabilisci un contatto visivo e sorridi” – non faccio altro che guardarlo, vedete voi! Sorrido e, quando ci vuole, mostro la mia faccia affaticata e meno sorridente. Sono interessatissima a te, non preoccuparti!
7 – “Valuta se c’è del potenziale” – fatto. C’è tanto di quel potenziale, l’intesa è evidente. Pure la chimica.
8 – “Goditi il momento, indipendentemente dall’andamento della relazione” – eccerto! Mica ci dobbiamo sposare…
Mi sposto a destra alla ricerca di una variante creativa e arrivo praticamente sul bordo destro della cresta, stando attenta, perché diventa alquanto esposto. Ci sono delle roccette interessanti da risalire, dopodiché ritorno verso sinistra e sono sotto la vetta.
Ci siamo e trovo un ometto con il libro di vetta sotto qualche sasso.
Mi si spalancano le fauci di tanta bellezza.
Il Rodes è una montagna panoramicissima, sono circondata dalla bellezza a non finire e dalla figaggine totale! Il Coca, lo Scotes, il Redorta e lo Scais in posa davanti a questi occhi illuminati dal creato. A sinistra altri bei ragazzi orobici. A destra un Diavolo accarezzato dalle nuvole. Dall’altra parte ho la Valtellina con i suoi fotomodelli.
È troppo, il cuore fa fatica a reggere tutto quanto e rimango in vetta per non poco tempo. Semplicemente non riesco ad andarmene. In totale solitudine, sono accompagnata dalla magia e da una piccola creatura pelosa e volante che ha deciso di farmi compagnia. È posata sullo spallaccio dello zaino. Io devo prendere le cose da mangiare, tra cui la pizza avanzata del giorno prima. Niente, cerco di non muovere lo zaino, ma non si sposta. È lì e lì rimane….mi siedo a mangiare al ristorante poco distante con vista Orobie e dopo poco arriva lei e si posa sulla mia gamba. Non mi molla più.



Mi alzo, mi muovo, incredula che una bellissima creatura voglia farmi compagnia, fiduciosa. Volevo accarezzarla con il dito, ma allo stesso tempo non volevo spaventarla e l’ho lasciata stare. Ero nella più bella compagnia.
Non mi è mai capitato nulla di simile. Mi sentivo speciale, onorata della sua presenza e fiducia.
Sentivo un affetto inspiegabile per quella piccola creatura e un’euforia che mi riempiva il petto. Voglio pensare che ci sia un perché a questo incontro, un messaggio da recepire.
Sarà qualcuno che nell’aldilà vuole dirmi qualcosa?
O sarà semplicemente amore per la vita, allo stato puro?
(Walter, se ci sei, batti un colpo).
Ho portato la piccolina con me a firmare il libro di vetta. In fondo, ci voleva una testimone per questa giornata perfetta.
A meno che…
Prima che lei comparisse, mi sono messa a scattare tante foto. Autoscatti (e qui ci sarebbe da ridere con le mie figure), foto a raffica per avere un ricordo indelebile. Quando sarò vecchietta voglio ricordare tutti questi momenti con qualcosa di fisico, di tangibile. Non è che lei ha assistito a tutto e ha provato compassione per le mie figure? Chissà…
Purtroppo bisogna scendere e questa nuova amica alla fine mi lascia andare, con tanto dispiacere da parte mia. Volevo portarla con me verso la nuova avventura che stavo per intraprendere. Scendo alla Bocchetta del Reguzzo e penso… cosa faccio adesso? O attacco la cresta a sinistra per la Punta Santo Stefano, leggermente meno alta del Rodes, ma che promette un panorama da urlo, oppure punto il lago del Reguzzo dove c’è il rifugio Donato?
Il lago, che sulla mappa sembrava non lontano, in realtà era più in basso e per raggiungerlo avrei dovuto prendere un sentiero ripido con catene e pieno di erba alta, da quello che riuscivo a vedere.
No, sono stanca, piuttosto prendo la cresta e colleziono un altro amante. Avanti tutta per la cresta che mi porterà alla Punta Santo Stefano.
Ma quando mai!

È una cresta selvaggia. Ci sono alcuni bolli un pò sbiaditi proprio sul filo, ma a volte ho la sensazione di dover scendere un pochino e rimanere nei tratti di (chiamiamolo) sentiero in costa, ripido, con dell’erba che… lasciamo perdere.
Quando sembra fattibile cerco di ritornare sul filo, poi nuovamente capita di dover scendere. Mi rendo conto che diventa pericoloso stare in costa. Il sentiero, quando c’è, diventa molto insidioso. Esposto, con erba alta, a volte mi attacco il più possibile al terreno e roccia e chissenefrega delle zecche. Se c’è bisogno le mangio pure! Non voglio finire di sotto.
Comincio a stufarmi e con nonchalance affermo convinta: basta, me ne torno indietro, non vale la pena rischiare e questa vetta non arriva mai! Troppo selvaggia.
Detto fatto. Come no?
Vedo un bollo sul filo, rimonto la cresta e giuro a me stessa (di nuovo) che se devo scendere ancora e stare bassa me ne vado. Dieci minuti dopo sono in cima, con altri ometti che segnalano questa bella vetta. La mezza rabbia se ne va e mi godo il panorama unico che offre una super vista sui laghi di Santo Stefano.
Sono un po’ stanca e tanto felice! La solitudine sa di meraviglia. Il silenzio è oro, interrotto solo dal rumore del venticello e delle marmotte che fischiano in lontananza.
Divoro una piccola merenda e mi preparo psicologicamente per far ritorno dalla cresta. Non so nemmeno se il percorso sia giusto così. Pazienza, scendo e basta.
Di ritorno alla Bocchetta del Reguzzo tiro un sospiro di sollievo, finalmente mi posso “rilassare”.
Imbocco la lunga discesa che mi porta al lago superiore. Sono quasi le 20:00 e sento il bisogno di raffreddare i piedi in ebollizione. Mi siedo e apprezzo l’acqua gelata. Scatto altre foto e mi rimetto in cammino verso il primo lago, la diga.
L’avventura sta per concludersi, non senza prima aver ripercorso tutta la lunga discesa verso valle.

Mentre il bosco si riempie di ombre e la giornata scivola lentamente verso la notte, mi ritrovo a pensare a quella piccola creatura paffutella che aveva deciso di farmi compagnia.
Non ho mai capito se fosse un’ape o qualcos’altro.
Lei, però, sembrava aver già deciso chi fossi io.
PS: ho dovuto andare a cercare su Padre Google come funziona Tinder, giacchè sono ignorante in materia.
Postumi
Dove
Alpi Orobie Valtellinesi
Linea seguita
Briotti – Laghi di Santo Stefano – Bocchetta del Reguzzo – Pizzo di Rodes – Punta Santo Stefano – Briotti
Dislivello +
1920 m
Sviluppo
Sui 20 km
Durata
Tutto il dì
Stato fisico
Partita giù da gara per un incontro galante
Squagliata dal caldo
(Piedi) bollenti spiriti da raffreddare quasi a fine giornata
Stato mentale
Devo far colpo sul mio date
Indice glicemico psicologico a mille (causa torte di benvenuto al “cioccolato”)
Match riuscito: pizza e Orobie
Nessuna intenzione di disinstallare il Tinder montanaro
Modalità
In solitaria
Compagni
Le cugine muuuuuu
Stambecchi scansafatiche
La creatura paffutella
VerA
Impervia










